Archivio per settembre 2008

Raccolta differenziata: Scampitella premiata

settembre 23, 2008

Negli ultimi tempi il problema dei rifiuti sembra sembra essere scomparso da tv e giornali nazionali. In realtà le questioni da risolvere restano ancora molte, a partire dal problema della raccolta differenziata: in Campania si è ancora fermi al 16.1 %..In questo senso però la provincia di Avellino è la più attiva con il 30.6 % di raccolta differenziata. E , tra i comuni premiati da Legambiente, spunta anche Scampitella; in particolare il nostro paese ha ricevuto un premio per la migliore raccolta imballaggi in Tetra PaK: http://www.irpinianews.it/Attualita/news/?news=35655. In un paese piccolo come il nostro è forse più facile raggiungere certi risultati, ma sicuramente questa è una bella soddisfazione per la nostra comunità ( tenendo anche conto del fatto che a pochi chilometri dal nostro centro abitato sono presenti ben due discariche). Resta ancora molto da fare, ma fa piacere che Scampitella possa essere un esempio positivo verso una soluzione definitiva a questo problema.

Frammenti estivi

settembre 19, 2008

L’estate è quasi giunta al termine, settembre ha portato con se i primi freschi, le prime piogge ed ha archiviato le ferie ai turisti che, seppure non molti rispetto ai precedenti anni, hanno comunque riempito il paese. Il paese è di nuovo vuoto, con i volti dei soliti noti e con la partenza di alcuni neo diplomati alla volta di una nuova vita, lontani da Scampitella, per intraprendere la carriera universitaria. A loro va un grande in bocca al lupo. Il periodo estivo, seppur senza troppo clamore e sfarzo, ha visto andare avanti piccole tradizioni come il motoraduno “Barony Wolves“, giunto alla terza edizione. Il rombo delle motociclette, scooter e motorini ha svegliato la piazza il 26 luglio ed ha proseguito fino alla sera del 27. La sfilata che ha eletto miss moto raduno è diventato un classico di questa manifestazione ed ha visto trionfare Loredana Di Gregorio, seguita da Stefanini Aurelia.

Archiviate le due ruote, con grande successo, si è ridato spazio al memorial ” Pietro Nuzzo” ,  iniziato qualche giorno precedente la rassegna motociclistica. Diverse squadre di calcio a cinque si sono affrontate all’insegna del divertimento, nel ricordo del caro amico Pietro, anche se, quando c’è una palla in mezzo al campo, si gioca sempre con quel pizzico di agonismo che non guasta mai.  Il torneo si tiene ogni anno, in prossimità della festività in onore della Madonna. Quest’anno si è tenuta il due e tre di agosto e, oltre al programma religioso, ad allietare le serate ci sono stati un paio di gruppi musicali che, pur non attirando grandi masse, un poco di chiasso l’hanno fatto.

E’ seguito, dopo qualche giorno, ferragosto,  giorno in cui si è approfittato del bel caldo per fare la classica scampagnata fuori porta, ai “Serroni”, in una località nella campagna di Bisaccia. Gli ingredienti della gita sono stati carne arrostita sul barbecue e una ventina di amici che, dopo il pranzo, si sono affrontati in una vera e propria battaglia a colpi di acqua ghiacciata “della fontana”. A volte basta poco per divertirsi in modo sano e tranquillo, senza arrivare all’eccesso. Fortunatamente i ragazzi di Scampitella in questo non devono invidiare nessuno.

( Alcune immagini del motoraduno ” Barony Wolves” )

   

  

  

  

( Squadre finaliste al memorial ” Pietro Nuzzo “)

  

  

 

The winner is… Free Time

( Ferragosto )

                 

               

                              

    

        

                                     

Un angolo per uno scambio di idee

settembre 16, 2008

Ciao a tutti mi sono assentato un pò. Riaprendo il mio caro blog in prestito, mi domando secondo quale criterio informatico è stato creato questo blog o meglio quante particelle di sodio esistono in questi testononi informatici? Parliamoci chiaro: Solo Dott. P C (per rispettare la privacy) e stato in grado di mettere su una Website che tratta un po del paese, quindi carrissimi esperti dell’informatica: se non siete nemmeno capace di mettere su una Website come potete parlare di Digital Subscriber Line. Tenendo conto che a Scampitella l’Acqua si andava a prendere in Piazza e le pecore pascolavono ancora con Assistenza umana non mi meraviglio che sul Campo dell’Informatica osano prendere parola quelli che non sanno distinguere il Bit dal Byte. Quindi tecnicamente un po complicato, ma non impossibile. A questo punto l’unico blog informativo e quello di Mind The Gap col titolo “Senza senso”, la si che vi potete sfogare. Proprio perchè vi voglio bene, faccio un passo indietro e lascio la palla al mio proff. The saint…allora ? cosa possiamo fare…

Mind the gap mi ha pregato quasi un ora affinche io scrivessi qualcosa qui. Molti progetti gia esistono, e quando arivera il tempo sono sicuro che tutti direte: TheSaits non stva con loro.

the saint mio amico d’ infanzia, io ti saluto e vado a casa, stanco.

…Ce la faranno i nostri eroi a portare la banda larga ?

Scusatemi se mi sono divertito a fare questa ricostruzione dei commenti….Non voglio riaccendere i toni, ma chiedo solo che vengano riconosciute alcune cose:

1. Questo blog non è nato per dimostrare che io o qualche altro siamo ferrati nel campo dell’informatica.

2. Sicuramente saprete meglio di me che costruire una piattaforma come quella di wordpress per un semplice blog dove non si discute di certo per le sorti del pianeta non è realisticamente pensabile. Quindi perchè non usare un servizio presente su Internet dove si ha la possibilità di ottenere lo stesso risultato, o quasi, con un costo relativamente basso?

3. Se wp gli gira può anche chiudere tutto, io di certo non mi dispero. Non ho salvato su questo blog, che secondo le vostre classifiche risulta terzo su tre, le risoluzioni dei problemi di Scampitella (perchè il paesello ce l’ha un nome!).

Comunque con questo chiudo questo dibattito. Ho usato un post invece che un commento perchè le discussioni erano un pò sparse. Non mi sono offeso. Accolgo il suggerimento di Rocchina per rilanciare la richiesta di nuove idee. Non voglio riaccendere i toni. Se volete partecipare al blog, apolitico, o avete idee su come migliorarlo siete ben accetti. Chiedo scusa se ho riutilizzato le vostre parole e ne ho fatto un collage alterandone il senso in modo divertente (almeno spero).

Un saluto. Riccardo.

La vecchia scuola di montagna

settembre 3, 2008

       di Rocchina Spellecchia

C’era una volta, non molto tempo fa, in un paesino di montagna una vecchia scuola. Per la verità non era una scuola vera e propria, quanto, piuttosto, un distaccamento della scuola più grande che si trovava nella piazza del paese. Questa specie di succursale era situata ad un dislivello di circa 150 metri dalla scuola principale. Dalla piazza, che era anche il punto più alto del paese, si accedeva ad essa tramite una vecchia scalinata di pietre ed una serie di discese minori. Questa si trovava nel rione Serra delle Nespole della contrada Pagliarelle, ubicata sul ballatoio di un grosso vano terreno, adibito dal proprietario, l’unico a possedere un torchio nella contrada, a cantina per torchiare l’uva in autunno. Le classi, due in tutto, erano miste: 1ª, 2ª e 3ª in una 4ª e 5ª nell’altra frequentate da una sessantina di bambini circa. E c’ero io, una bambina d’altri tempi: grembiulino nero e fiocco rosso, i capelli sempre corti ed una cartella con il manico con dentro il sussidiario, la matita, il quaderno a righe e quello a quadretti. Nella mia scuola i banchi erano costituiti da panche di legno lunghe,disposte in fila, come quelle delle chiese, solo senza schienale, legate ad un unico leggio,sempre di legno, dove noi assolvevamo i nostri compiti. Durante il primo biennio la mia presenza a scuola era una specie di presenza-assenza. In questa confusione di classi, ogni tanto venivo chiamata a leggere qualche consonante o parola scritta alla lavagna. Ricordo ancora la voce del maestro: – ”Leggi tu!” – “Chi, io?” – “Si, come si legge questa consonante?” – “B” – “ P non B. “P” come pecora. Ripeti, pecora.” – Ed io ripetevo:”Becora.” Non insisteva e passava oltre. Il resto del tempo lo trascorrevo indisturbata a trascrivere sul mio quaderno e ad ascoltare. Alla nostra piccola scuola, si erano affacciati diversi tipi di insegnanti: il primo di cui mi ricordi, un maestro fresco di studi, non era molto severo ed era riuscito subito ad accattivarsi le simpatie dei bambini. Seguì una maestra di città, una signora sempre elegante e raffinata, che mal sopportava quello sperduto rione di montagna: ricordo ancora quando una mattina recandosi a scuola ebbe a rifugiarsi correndo a casa di una sua alunna, mia vicina, perché uno dei montoni del gregge di un vecchio pastore del rione, aveva deciso di attaccarla; o quando, durante il freddo inverno arrivava a scuola in ritardo e spesso con la gonna fradicia perché la neve, che cadeva copiosa, se fresca, scivolava via, sotto il peso delle scarpe, sulle lisce pietre della vecchia scalinata e se ghiacciata, sfidava i ragazzini più arditi che gareggiavano con le loro slitte. In quelle mattine, era costretta ad asciugarsi, in sottoveste, al tenue calore del braciere, che il proprietario, nelle giornate d’inverno più rigide, metteva al centro della classe. Allora, qualche maschietto non ricordava più come tenere la penna in mano, che, inevitabilmente, finiva a terra sotto il banco, dove, purtroppo, doveva abbassarsi per riprenderla. Durante l’intervallo, che si svolgeva sul ballatoio antistante alle classi, noi consumavamo la nostra merenda a base di pane e companatico, il mio preferito era il formaggio. Dopo la merenda giocavamo alla “settimana” oppure a “regina reginella”. Prima di rientrare in classe, chi aveva necessità, poteva andare in “bagno”. La nostra scuola, almeno fino alla terza elementare, non aveva un bagno vero e proprio. In effetti, potevamo usufruire di un campo dietro le classi, dove un enorme pagliaio divideva l’angolo delle femmine da quello dei maschi. E, quando in terza hanno costruito un gabinetto esterno sul ballatoio era comunque necessario, a turno, andare a riempire il secchio con l’acqua al vicino fontanile pubblico. In terza elementare l’elegante signora di città aveva lasciato il posto ad un insegnante molto apprezzato dai genitori per il suo “rigore”. Tra questi, qualcuno più ossequioso di altri si era premurato di procurargli un sottile ramo di salice lisciato, che aveva una doppia funzione: serviva per indicare alla lavagna e all’occorrenza come strumento per verificare la conoscenza, da parte degli allievi, di verbi e tabelline. Io, nel frattempo ero diventata più visibile. Un medico, molto apprezzato, di un paese vicino, da cui mia nonna mi aveva portato con la corriera per la mia eccessiva magrezza, le aveva consigliato di fare attenzione alla mia postura: avevo un’incipiente scoliosi. Ed eccomi in prima fila, di fronte alla lavagna e vicino a Teresa. “Vediamo un po’ se oggi questa bacchetta riesce ad assaggiare le tue mani.” Mi ritrovai di fronte il maestro e con le mani protese appena superai indenne la verifica. Teresa, la mia vicina, conosceva bene la bacchetta del maestro. Lei era una “pratica”, la sua passione erano le faccende domestiche, si vantava spesso di aiutare la nonna nella cucina e nel fare il bucato. Quel giorno, stranamente, senza mostrare timore alcuno, aveva subito proteso le mani in avanti. Tuttavia, restava muta di fronte alle insistenti richieste del maestro. Nel momento in cui la bacchetta stava per abbassarsi sulle sue mani, queste furono più veloci e, cogliendolo di sorpresa, gliela strapparono di mano piegandola in due. Non ricordo di preciso se per sua spontanea volontà o se trascinata dall’insegnante, certo è che all’istante Teresa si ritrovò in ginocchio dietro la lavagna. Come aveva potuto “osare”! Da quel giorno Teresa non si era più permessa, anche perché credo che il maestro avesse avuto un colloquio privato con il nonno di costei, che ,sicuramente a modo suo, aveva subito chiarito alla nipote quali erano i suoi confini. Pelullo Donato, l’unico maestro di cui ricordi il nome, ha accompagnato il mio passaggio in quarta e in quinta. “Questa bambina ha delle buone capacità” aveva detto verso la fine della quinta a mio nonno “anche se ci sono ancora delle inflessioni dialettali nei suoi temi scritti”. L’italiano era la nostra seconda lingua, la nostra lingua madre era il dialetto, con esso comunicavamo tra di noi sia a casa che a scuola. “E’ un vero peccato” aveva aggiunto “ che debba trasferirsi in un paese straniero di cui non conosce neanche la lingua”. E come me, anno dopo anno, parecchi bambini lasciarono, per trasferirsi altrove, quell’ingrato paese di montagna. Di tanti che abitavano il rione solo qualche anziano, e qualcuno caparbiamente attaccato alle proprie radici, è rimasto a dar lustro a quelle antiche mura. Può capitare, nei periodi estivi e nelle festività, quando la contrada sembra tornare a nuova vita, che qualche vecchio bambino di una volta si trovi a passare davanti alla vecchia scuola. Pare allora udire riecheggiare sul ballatoio il suono dei passi, le risate e le voci dei bambini durante l’intervallo:” Regina, reginella quanti passi devo fare per arrivare al tuo castello con la fede e con l’anello?…”.