La vecchia scuola di montagna

       di Rocchina Spellecchia

C’era una volta, non molto tempo fa, in un paesino di montagna una vecchia scuola. Per la verità non era una scuola vera e propria, quanto, piuttosto, un distaccamento della scuola più grande che si trovava nella piazza del paese. Questa specie di succursale era situata ad un dislivello di circa 150 metri dalla scuola principale. Dalla piazza, che era anche il punto più alto del paese, si accedeva ad essa tramite una vecchia scalinata di pietre ed una serie di discese minori. Questa si trovava nel rione Serra delle Nespole della contrada Pagliarelle, ubicata sul ballatoio di un grosso vano terreno, adibito dal proprietario, l’unico a possedere un torchio nella contrada, a cantina per torchiare l’uva in autunno. Le classi, due in tutto, erano miste: 1ª, 2ª e 3ª in una 4ª e 5ª nell’altra frequentate da una sessantina di bambini circa. E c’ero io, una bambina d’altri tempi: grembiulino nero e fiocco rosso, i capelli sempre corti ed una cartella con il manico con dentro il sussidiario, la matita, il quaderno a righe e quello a quadretti. Nella mia scuola i banchi erano costituiti da panche di legno lunghe,disposte in fila, come quelle delle chiese, solo senza schienale, legate ad un unico leggio,sempre di legno, dove noi assolvevamo i nostri compiti. Durante il primo biennio la mia presenza a scuola era una specie di presenza-assenza. In questa confusione di classi, ogni tanto venivo chiamata a leggere qualche consonante o parola scritta alla lavagna. Ricordo ancora la voce del maestro: – ”Leggi tu!” – “Chi, io?” – “Si, come si legge questa consonante?” – “B” – “ P non B. “P” come pecora. Ripeti, pecora.” – Ed io ripetevo:”Becora.” Non insisteva e passava oltre. Il resto del tempo lo trascorrevo indisturbata a trascrivere sul mio quaderno e ad ascoltare. Alla nostra piccola scuola, si erano affacciati diversi tipi di insegnanti: il primo di cui mi ricordi, un maestro fresco di studi, non era molto severo ed era riuscito subito ad accattivarsi le simpatie dei bambini. Seguì una maestra di città, una signora sempre elegante e raffinata, che mal sopportava quello sperduto rione di montagna: ricordo ancora quando una mattina recandosi a scuola ebbe a rifugiarsi correndo a casa di una sua alunna, mia vicina, perché uno dei montoni del gregge di un vecchio pastore del rione, aveva deciso di attaccarla; o quando, durante il freddo inverno arrivava a scuola in ritardo e spesso con la gonna fradicia perché la neve, che cadeva copiosa, se fresca, scivolava via, sotto il peso delle scarpe, sulle lisce pietre della vecchia scalinata e se ghiacciata, sfidava i ragazzini più arditi che gareggiavano con le loro slitte. In quelle mattine, era costretta ad asciugarsi, in sottoveste, al tenue calore del braciere, che il proprietario, nelle giornate d’inverno più rigide, metteva al centro della classe. Allora, qualche maschietto non ricordava più come tenere la penna in mano, che, inevitabilmente, finiva a terra sotto il banco, dove, purtroppo, doveva abbassarsi per riprenderla. Durante l’intervallo, che si svolgeva sul ballatoio antistante alle classi, noi consumavamo la nostra merenda a base di pane e companatico, il mio preferito era il formaggio. Dopo la merenda giocavamo alla “settimana” oppure a “regina reginella”. Prima di rientrare in classe, chi aveva necessità, poteva andare in “bagno”. La nostra scuola, almeno fino alla terza elementare, non aveva un bagno vero e proprio. In effetti, potevamo usufruire di un campo dietro le classi, dove un enorme pagliaio divideva l’angolo delle femmine da quello dei maschi. E, quando in terza hanno costruito un gabinetto esterno sul ballatoio era comunque necessario, a turno, andare a riempire il secchio con l’acqua al vicino fontanile pubblico. In terza elementare l’elegante signora di città aveva lasciato il posto ad un insegnante molto apprezzato dai genitori per il suo “rigore”. Tra questi, qualcuno più ossequioso di altri si era premurato di procurargli un sottile ramo di salice lisciato, che aveva una doppia funzione: serviva per indicare alla lavagna e all’occorrenza come strumento per verificare la conoscenza, da parte degli allievi, di verbi e tabelline. Io, nel frattempo ero diventata più visibile. Un medico, molto apprezzato, di un paese vicino, da cui mia nonna mi aveva portato con la corriera per la mia eccessiva magrezza, le aveva consigliato di fare attenzione alla mia postura: avevo un’incipiente scoliosi. Ed eccomi in prima fila, di fronte alla lavagna e vicino a Teresa. “Vediamo un po’ se oggi questa bacchetta riesce ad assaggiare le tue mani.” Mi ritrovai di fronte il maestro e con le mani protese appena superai indenne la verifica. Teresa, la mia vicina, conosceva bene la bacchetta del maestro. Lei era una “pratica”, la sua passione erano le faccende domestiche, si vantava spesso di aiutare la nonna nella cucina e nel fare il bucato. Quel giorno, stranamente, senza mostrare timore alcuno, aveva subito proteso le mani in avanti. Tuttavia, restava muta di fronte alle insistenti richieste del maestro. Nel momento in cui la bacchetta stava per abbassarsi sulle sue mani, queste furono più veloci e, cogliendolo di sorpresa, gliela strapparono di mano piegandola in due. Non ricordo di preciso se per sua spontanea volontà o se trascinata dall’insegnante, certo è che all’istante Teresa si ritrovò in ginocchio dietro la lavagna. Come aveva potuto “osare”! Da quel giorno Teresa non si era più permessa, anche perché credo che il maestro avesse avuto un colloquio privato con il nonno di costei, che ,sicuramente a modo suo, aveva subito chiarito alla nipote quali erano i suoi confini. Pelullo Donato, l’unico maestro di cui ricordi il nome, ha accompagnato il mio passaggio in quarta e in quinta. “Questa bambina ha delle buone capacità” aveva detto verso la fine della quinta a mio nonno “anche se ci sono ancora delle inflessioni dialettali nei suoi temi scritti”. L’italiano era la nostra seconda lingua, la nostra lingua madre era il dialetto, con esso comunicavamo tra di noi sia a casa che a scuola. “E’ un vero peccato” aveva aggiunto “ che debba trasferirsi in un paese straniero di cui non conosce neanche la lingua”. E come me, anno dopo anno, parecchi bambini lasciarono, per trasferirsi altrove, quell’ingrato paese di montagna. Di tanti che abitavano il rione solo qualche anziano, e qualcuno caparbiamente attaccato alle proprie radici, è rimasto a dar lustro a quelle antiche mura. Può capitare, nei periodi estivi e nelle festività, quando la contrada sembra tornare a nuova vita, che qualche vecchio bambino di una volta si trovi a passare davanti alla vecchia scuola. Pare allora udire riecheggiare sul ballatoio il suono dei passi, le risate e le voci dei bambini durante l’intervallo:” Regina, reginella quanti passi devo fare per arrivare al tuo castello con la fede e con l’anello?…”.

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31 commenti su “La vecchia scuola di montagna”

  1. renato Says:

    bello..davvero bello..grazie!!

  2. Rocchina Spellecchia Says:

    grazie rocco avevo trovato su CP il sito. Se mi invii un indirizzo e mail ti mando la foto della vecchia scuola. Questo era un articolo che avevo scritto nel mio giornalino scolastico.

  3. Rocchina Spellecchia Says:

    grazie renato per il tuo apprezzamento. Vorrei se mi à concesso dedicare questo mio scritto a un bambino della vecchia scuola: il mio amico d’infanzia Saverio che è venuto improvvisamente a mancare il mese scorso a Rho. Vorrei ricordarlo con questi versi di Ungaretti:
    Sereno. ( Bosco di Courton, luglio 1918 ).

    Dopo tanta
    nebbia
    a una
    a una
    si svelano
    le stelle.

    Respiro il fresco
    che mi lascia
    il colore del cielo.

    Mi riconosco
    immagine
    passeggera.
    Presa in un giro
    immortale.
    da “ L’ Allegria “ : Girovago.

  4. ivano Says:

    davvero molto carino il tuo articolo,cerca di mettere la foto ciaoo

  5. Rocchina Spellecchia Says:

    Grazie a Ivano e Riccardo per i complimenti. Mi fa piacere che nonostante la mancanza di ADSL a Scampitella i ragazzi abbiano creato questo piccolo spazio virtuale, che ha comunque la potenza di legare persone simili per origini, anche se chilometricamente distanti, e farli comunicare tra loro. Un grazie particolare a Rocco che ha saputo cogliere il legame che ho con la mia terra. Saluti a tutti.

  6. ivano Says:

    sai che non so dove si trova esattamente la scuola?grazie a te !!

  7. Rocchina Spellecchia Says:

    Quando finiscono le discese che portano a pagliarelle, dopo circa 300 metri c’è una stretta curva a destra, cento metri dopo la curva, sulla destra, c’è questa vecchia costruzione. L’anno scorso hanno tolto il portale alla seconda porta (quella più sgangherata), dove si trovavano la quarta e la quinta classe. Quel rettangolo di cemento antistante i due portoni è il bagno costruito in un secondo momento. Ciao, Rocchina.

  8. ivano Says:

    rocchina ma te dove sei ora?

  9. Rocchina Spellecchia Says:

    dopo anni di insegnamento a milano e provincia, insegno ora a cologno monzese nel regno di berlusconi ( vi ha sede la mediaset ).
    Ho notato con un pò di disappunto che in alto a sinistra del sito c’è il simbolo di forza italia e ho capito che anche il mio paese, notoriamente di tradizioni contadine e operaie, sta cambiando indirizzo. D’altronde è anche vero che non c’è un’alternativa con un suo leader carismatico al momento, certo è che non ho mai avuto alcuna simpatia per il leader di forza italia la cui eticità e moralità non è certo da prendere ad esempio. Comunque la politica non è mai stata la mia passione e, fortunatamente siamo ancora in democrazia per ora, e ognuno è libero di perseguire le proprie idee.

  10. ivano Says:

    appunto siamo in democrazia lasciamo perdere il comunismo,cmq non preoccuparti il paese e sempre rosso!

  11. Cagiva Ala Blu Says:

    Bravissima Rocchina, finalmente un Articolo come lo desidero da anni.


  12. Rocchina quello in alto a sinistra non è il simbolo di Forza Italia..penso che sia stato aggiunto in occasione degli Europei di calcio semplicemente per sostenere la Nazionale..!! così come credo che il blog sia apolitico..

  13. Rocchina Spellecchia Says:

    Mi fa piacere che sia apolitico e mi scuso per la svista. Non volevo urtare i sentimenti di alcuno ivano. Comunque per il momento io non mi sento appartenere a nessuna forza politica. Grazie a Cagiva e grazie a Simone per aver chiarito i miei dubbi. Si, perché dopo aver scritto il commento mi era sorto ildubbio che fosse un incitamento per la nazionale.
    Mi auguro che il vostro blog cresca sempre di più. Ho visto che Riccardo aveva aperto un angolo per uno scambio di idee, ma non vi era alcun commento. Ecco, senza voler fare il mio mestiere da maestrina, forse è questo che manca: uno scambio di idee di una certa valenza culturale, dove non si parli solo di belle ragazze, di notizie dal mondo, ma anche e soprattutto di voi stessi, le vostre aspettative, i vostri pensieri, le vostre idee politiche, che non vuole dire per forza litigare …ma scambiarsi pensieri. Un saluto a tutti gli quelli di Scampitella e non che leggeranno.

  14. ivano Says:

    ma figurati il tuo commento non mi ha dato nessun fastidio,per me uno o l altro sono sullo stesso livello pessimo…

  15. Rocchina Spellecchia Says:

    @ ivano:
    mi spiace che tu sia così negativo, anche uno scambio di idee con persone che la pensano diversamente da noi può essere, a mio avviso, costruttivo. Io penso che tu abbia tante idee…perché essere così sintetici?….

  16. Rocchina Spellecchia Says:

    E’ vero che quando qualcuno va via dal paesino col passare del tempo e delle generazioni viene poi dimenticato. Avevo saputo a cologno della tragica scomparsa di quel ragazzo di Scampitella, Paolo, che io non conoscevo, o magari conoscevo di vista, e mi è molto dispiaciuto. Sono, tuttavia un pò rattristata dal fatto che il mio pensiero su Saverio non abbia avuto un seguito. Sono sicura che i ragazzi giovani che frequentano più spesso il sito magari neanche lo conoscevano, lui era un ragazzo poco visibile, molto cortese e sensibile, con un cuore grande anche se un pò capriccioso. Mi piacerebbe che quanti lo abbiano conosciuto, anche con un semplice pensiero, contribbuissero a mantenere vivo il suo ricordo.

  17. Alex Says:

    Peccato che il Sindaco, nonostante sia di Pagliarelle, non faccia niente per tener viva la Memoria di Scampitella. Quelle case e quei posti andrebbero ristrutturati, cosa che fanno gli altri Comuni.

  18. Adriana Says:

    Ciao Rocchina, è stato bello e commovente leggere il tuo post sulla vecchia scuola.
    Mi è sembrato quasi che stessi riavvolgendo il nastro della vita come fosse una pellicola di un film, tanto erano vivi i tuoi ricordi!
    E mentre scorrevo con lo sguardo tra le righe ciò che scrivevi ,ho cercato di immaginare ciò che stavi descrivendo, cercando di individuarne la collocazione attuale!
    Oggi purtroppo oltre alla scuola anche quella vecchia scalinata (forse unico scorcio antico della vecchia Scampitella).non esiste più .Di “LEI”…è rimasto solo un dolce ricordo di noi bambini che l’amavamo d’estate e la odiavamo d’inverno(perchè causa di molte scivolate…).
    Bello è stato anche il tuo pensiero verso Saverio e verso Paolo!Due persone speciali . amanti della vita e di ciò in cui credevano.IL primo era mio zio….il secondo mio amico.
    Penso che se non se parla è perchè ci risulta difficile accettare che non siano più con noi, con la loro allegria, le loro idee ,il loro carisma e come hai detto tu ,perche no…i loro capricci!!
    Ma ti assicuro che nei cuori di chi ha avuto la fortuna di conoscerli è sempre vivo il loro ricordo!!
    Ciao

  19. Rocchina Spellecchia Says:

    Cara Adriana, se Saverio era tuo zio, di certo conosco i tuoi genitori. Per caso sei la figlia di Angela? E’ vero il ricordo delle persone care resterà per sempre nei nostri cuori, ma il tempo è ladro di ricordi e spesso ci risulta difficile riportarne alla memoria il semplice sguardo. Parlarne aiuta a tenere vivo in noi il loro ricordo. Tuo zio non era un bambino capriccioso, il suo cuore si. Avevamo poco da essere capricciosi, non vi erano tutti quegli imput e quelle aspettative che vi sono oggi, ci accontentavamo di cose semplici. Abbiamo comunque avuto un passato che ci ha formato. Oggi la situazione è un pò più triste e spesso mi chiedo, senza pensare al futuro: quale sarà il passato dei nostri figli?
    Un saluto affettuoso, Rocchina.

  20. Antonietta Rauseo & Natalino Lavanga Says:

    Ciao Rocchina, forse non ci conosciamo. Abitiamo da molti anni in provincia di Milano a Lainate. Ci ha fatto molto piacere leggere il racconto sulla scuola elementare di Scampitella che ci ha fatto tornare indietro nel tempo. Nonostante fossero tempi molto duri ricordiamo con nostalgia la nostra infanzia al Paese e non manchiamo mai di raccontare anedoti e storie che abbiamo vissuto ai tempi, prima di trasferirci giovanissimi in Svizzera (1966), ai nostri figli e ai nostri nipoti.

    Abbiamo scoperto con gioia questo spazio tramite il quale mantenere i contatti, in modo diverso rispetto al solito telefono, con il nostro Paese, anche se non abbiamo l’età della maggior parte di coloro che lo frequentano.

    E’ bella anche la Poesia che hai dedicato a Saverio e che abitava nel paese qui a fianco al nostro..ed è venuto a mancare l’anno scorso, mentre noi invece ci trovavamo a Scampitella.

    Un saluto
    Antonietta e Natalino
    & Famiglia

  21. bruno Says:

    Mi piace il modo di raccontare di Rocchina, di cui ricordo sempre insieme a Carmela,,,,(le due secchione),,, vivo nella sua stessa città milano e crescuti a Pagliarelle in modo diverso, ma vedo che anche a Lei manca SAVERIO. CIAO Rocchina

  22. Rocchina Spellecchia Says:

    Per un po’ ho temuto che la novità di facebook avesse oscurato l’interesse per il blog. Ora noto con piacere che l’interesse si è riacceso anche grazie alla pubblicazione di Claudio, a cui vanno anche i miei complimenti. Non si può non essere orgogliosi delle comuni origini. I complimenti vanno anche ai suoi genitori, la parte di un genitore non è mai piccola quando ci sono dei bei risultati. Li ringrazio anche per il loro apprezzamento verso il mio racconto. Magari ci conosciamo o magari no, di sicuro apparteniamo alla stessa comunità scampitellese sparsa nel mondo e non, e ciò ci rende in qualche modo affini.
    Grazie anche a te Bruno, non mi è mai piaciuto passare per una secchiona, ma mi rendo conto che magari era la mia aria un po’ diciamo “severa” a far pensare agli altri che lo fossi.
    Un abbraccio a tutti, Rocchina.

  23. giovanni roccia Says:

    In quella scuola (la finestra in basso a destra) ho fatto la prima elementare

  24. Rocchina Spellecchia Says:

    Anch’io penso che la novità di facebook abbia fatto trascurare il blog, che già non era molto frequentato. Voglio condividere con coloro che di tanto in tanto lo visitano, nella speranza di vederlo ravvivato,una mia poesia. Non abbiate timore nel fare anche le critiche, i differenti punti di vista generano discussioni interessanti. Un saluto a tutti.

    FOLLIA D’AUTUNNO.

    Ho cercato una via d’uscita
    a questa mia follia.
    L’ho trovata
    nei caldi colori autunnali
    dei tuoi occhi.

    Ho creato gioielli
    di amore perpetuo.

    Ho parlato loro
    di questa nostra madre,
    della sua anima,
    delle sue promesse
    non mantenute,
    delle sue ricchezze,
    dei suoi astri nascenti,
    della sua potenza
    e della sua e nostra
    fragilità infinita.

    Ho cercato soluzioni
    alla mia e alla tua follia.
    Ho trovato coraggio, viltà,
    illusione, impotenza.

    Ho deposto le armi
    e ho trovato ristoro
    nei colori caldi dell’autunno.


  25. Ti dirò Rocchina, il blog non è morto, è stato fatto morire…
    Facebook non c’entra. Riguardo le critiche: non ci sono mai state, si son viste soltanto arroganza e bassezza ultimamente. Davvero un peccato. Che dire, speriamo di vederlo riavvivato il nostro piccolo blog o eliminarlo caro Riccardo?

  26. Rocchina Spellecchia Says:

    E’ davvero un peccato che la gioventù, le belle menti di Scampitella non abbiano interessi comuni, che so di tipo letterario, poetico, polico, ambientale… se ne possono trovare tanti di argomenti di discussione, l’importante è lanciare un sassolino anche piccolo poi ognuno può dare il suo contributo. Anche la poesia può essere un esempio, ognuno può dire la sua, iniziare a scrivere una poesia su un argomento prefissato, citare poesie d’autore. Tutti potremmo essere poeti o critici, l’importante è dar vita al blog, che, effettivamente, come dice Rocco, è un peccato vedere inutilizzato. Ciao a tutti.

  27. giuseppina Says:

    Ciao Rocchina, io mi chiamo Giuseppina Lisi e anch’io insieme sono andata a scuola a Serra delle Nespole/ Pagliarelle, alle elementari …. e anch’io come tanti bambini mi sono trasferita altrove , ma il mio paese lo porto sempre nel cuore…nel leggere il tuo articolo sulla nostra vecchia scuola mi sono commossa, i tuoi ricordi erano talmente vivi, che mi sembrava di essere lì con te…. non so se siamo andate a scuola insieme io sono nata nel 1960 e mi sono trasferita a Rimini con mia madre e mia nonna nel 1972. Sono stata a Scampitella questo primo maggio, non ci tornavo da tantissimi anni e quella vecchia scalinata che tu descrivi non esiste più, è rimasto solo un dolce ricordo. D’inverno mettevo la cartella sotto il sedere e scivolavo lungo gli scalini, mi divertivo tanto a fare questo gioco, quando arrivavo a casa i libri erano tutti bagnati e mia madre con pazienza me li metteva sul camino ad asciugare. Un abbraccio.

  28. giuseppina Says:

    Dimenticavo…. ho una sorella che si chiama Antonietta e mia madre si chiama Saveria.
    ciao a presto!

  29. giuseppina Says:

    …. PS ho riletto, ho visto che ho fatto un errore … volevo dire insieme a tanti altri bambini sono andata a scuola a Serra delle Nespole/Pagliarelle….


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