Archive for the ‘Scampitella’ category

Scampitella su Facebook

novembre 24, 2008

L’ultima frontiera di internet che da alcuni mesi ha attratto milioni di navigatori si chiama Facebook, il social network che permette di mantenere contatti con i propri amici e conoscenti sul web.

Chi non lo conosce?

 Nato inzialmente in America nel 2004 per far scambiare informazioni ed appunti agli studenti universitari, nel giro di pochi anni ha “sconfinato” il suo naturale scopo per raggiungere un’ampia utenza, stimata in milioni di persone.

In Italia il boom si è avuto a partire dal 2008 e si calcola che l’80% dei giovani abbia un contatto con una propria rete di amici, oltre ad essere iscritti a numerosi gruppi di svariato genere.

Uno di questi gruppi è  Scampitella, presente sul social network da pochi giorni, già con 61 iscritti. La sua forma è semplice ed è una sorta di forum dove si possono lasciare messaggi visibili a tutti.  Iscrivetevi numerosi ed animate anche il nostro piccolo gruppo, con simbolo il mitico fungo…

(i volti di alcuni iscritti a Facebook Scampitella )

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Frammenti estivi

settembre 19, 2008

L’estate è quasi giunta al termine, settembre ha portato con se i primi freschi, le prime piogge ed ha archiviato le ferie ai turisti che, seppure non molti rispetto ai precedenti anni, hanno comunque riempito il paese. Il paese è di nuovo vuoto, con i volti dei soliti noti e con la partenza di alcuni neo diplomati alla volta di una nuova vita, lontani da Scampitella, per intraprendere la carriera universitaria. A loro va un grande in bocca al lupo. Il periodo estivo, seppur senza troppo clamore e sfarzo, ha visto andare avanti piccole tradizioni come il motoraduno “Barony Wolves“, giunto alla terza edizione. Il rombo delle motociclette, scooter e motorini ha svegliato la piazza il 26 luglio ed ha proseguito fino alla sera del 27. La sfilata che ha eletto miss moto raduno è diventato un classico di questa manifestazione ed ha visto trionfare Loredana Di Gregorio, seguita da Stefanini Aurelia.

Archiviate le due ruote, con grande successo, si è ridato spazio al memorial ” Pietro Nuzzo” ,  iniziato qualche giorno precedente la rassegna motociclistica. Diverse squadre di calcio a cinque si sono affrontate all’insegna del divertimento, nel ricordo del caro amico Pietro, anche se, quando c’è una palla in mezzo al campo, si gioca sempre con quel pizzico di agonismo che non guasta mai.  Il torneo si tiene ogni anno, in prossimità della festività in onore della Madonna. Quest’anno si è tenuta il due e tre di agosto e, oltre al programma religioso, ad allietare le serate ci sono stati un paio di gruppi musicali che, pur non attirando grandi masse, un poco di chiasso l’hanno fatto.

E’ seguito, dopo qualche giorno, ferragosto,  giorno in cui si è approfittato del bel caldo per fare la classica scampagnata fuori porta, ai “Serroni”, in una località nella campagna di Bisaccia. Gli ingredienti della gita sono stati carne arrostita sul barbecue e una ventina di amici che, dopo il pranzo, si sono affrontati in una vera e propria battaglia a colpi di acqua ghiacciata “della fontana”. A volte basta poco per divertirsi in modo sano e tranquillo, senza arrivare all’eccesso. Fortunatamente i ragazzi di Scampitella in questo non devono invidiare nessuno.

( Alcune immagini del motoraduno ” Barony Wolves” )

   

  

  

  

( Squadre finaliste al memorial ” Pietro Nuzzo “)

  

  

 

The winner is… Free Time

( Ferragosto )

                 

               

                              

    

        

                                     

La vecchia scuola di montagna

settembre 3, 2008

       di Rocchina Spellecchia

C’era una volta, non molto tempo fa, in un paesino di montagna una vecchia scuola. Per la verità non era una scuola vera e propria, quanto, piuttosto, un distaccamento della scuola più grande che si trovava nella piazza del paese. Questa specie di succursale era situata ad un dislivello di circa 150 metri dalla scuola principale. Dalla piazza, che era anche il punto più alto del paese, si accedeva ad essa tramite una vecchia scalinata di pietre ed una serie di discese minori. Questa si trovava nel rione Serra delle Nespole della contrada Pagliarelle, ubicata sul ballatoio di un grosso vano terreno, adibito dal proprietario, l’unico a possedere un torchio nella contrada, a cantina per torchiare l’uva in autunno. Le classi, due in tutto, erano miste: 1ª, 2ª e 3ª in una 4ª e 5ª nell’altra frequentate da una sessantina di bambini circa. E c’ero io, una bambina d’altri tempi: grembiulino nero e fiocco rosso, i capelli sempre corti ed una cartella con il manico con dentro il sussidiario, la matita, il quaderno a righe e quello a quadretti. Nella mia scuola i banchi erano costituiti da panche di legno lunghe,disposte in fila, come quelle delle chiese, solo senza schienale, legate ad un unico leggio,sempre di legno, dove noi assolvevamo i nostri compiti. Durante il primo biennio la mia presenza a scuola era una specie di presenza-assenza. In questa confusione di classi, ogni tanto venivo chiamata a leggere qualche consonante o parola scritta alla lavagna. Ricordo ancora la voce del maestro: – ”Leggi tu!” – “Chi, io?” – “Si, come si legge questa consonante?” – “B” – “ P non B. “P” come pecora. Ripeti, pecora.” – Ed io ripetevo:”Becora.” Non insisteva e passava oltre. Il resto del tempo lo trascorrevo indisturbata a trascrivere sul mio quaderno e ad ascoltare. Alla nostra piccola scuola, si erano affacciati diversi tipi di insegnanti: il primo di cui mi ricordi, un maestro fresco di studi, non era molto severo ed era riuscito subito ad accattivarsi le simpatie dei bambini. Seguì una maestra di città, una signora sempre elegante e raffinata, che mal sopportava quello sperduto rione di montagna: ricordo ancora quando una mattina recandosi a scuola ebbe a rifugiarsi correndo a casa di una sua alunna, mia vicina, perché uno dei montoni del gregge di un vecchio pastore del rione, aveva deciso di attaccarla; o quando, durante il freddo inverno arrivava a scuola in ritardo e spesso con la gonna fradicia perché la neve, che cadeva copiosa, se fresca, scivolava via, sotto il peso delle scarpe, sulle lisce pietre della vecchia scalinata e se ghiacciata, sfidava i ragazzini più arditi che gareggiavano con le loro slitte. In quelle mattine, era costretta ad asciugarsi, in sottoveste, al tenue calore del braciere, che il proprietario, nelle giornate d’inverno più rigide, metteva al centro della classe. Allora, qualche maschietto non ricordava più come tenere la penna in mano, che, inevitabilmente, finiva a terra sotto il banco, dove, purtroppo, doveva abbassarsi per riprenderla. Durante l’intervallo, che si svolgeva sul ballatoio antistante alle classi, noi consumavamo la nostra merenda a base di pane e companatico, il mio preferito era il formaggio. Dopo la merenda giocavamo alla “settimana” oppure a “regina reginella”. Prima di rientrare in classe, chi aveva necessità, poteva andare in “bagno”. La nostra scuola, almeno fino alla terza elementare, non aveva un bagno vero e proprio. In effetti, potevamo usufruire di un campo dietro le classi, dove un enorme pagliaio divideva l’angolo delle femmine da quello dei maschi. E, quando in terza hanno costruito un gabinetto esterno sul ballatoio era comunque necessario, a turno, andare a riempire il secchio con l’acqua al vicino fontanile pubblico. In terza elementare l’elegante signora di città aveva lasciato il posto ad un insegnante molto apprezzato dai genitori per il suo “rigore”. Tra questi, qualcuno più ossequioso di altri si era premurato di procurargli un sottile ramo di salice lisciato, che aveva una doppia funzione: serviva per indicare alla lavagna e all’occorrenza come strumento per verificare la conoscenza, da parte degli allievi, di verbi e tabelline. Io, nel frattempo ero diventata più visibile. Un medico, molto apprezzato, di un paese vicino, da cui mia nonna mi aveva portato con la corriera per la mia eccessiva magrezza, le aveva consigliato di fare attenzione alla mia postura: avevo un’incipiente scoliosi. Ed eccomi in prima fila, di fronte alla lavagna e vicino a Teresa. “Vediamo un po’ se oggi questa bacchetta riesce ad assaggiare le tue mani.” Mi ritrovai di fronte il maestro e con le mani protese appena superai indenne la verifica. Teresa, la mia vicina, conosceva bene la bacchetta del maestro. Lei era una “pratica”, la sua passione erano le faccende domestiche, si vantava spesso di aiutare la nonna nella cucina e nel fare il bucato. Quel giorno, stranamente, senza mostrare timore alcuno, aveva subito proteso le mani in avanti. Tuttavia, restava muta di fronte alle insistenti richieste del maestro. Nel momento in cui la bacchetta stava per abbassarsi sulle sue mani, queste furono più veloci e, cogliendolo di sorpresa, gliela strapparono di mano piegandola in due. Non ricordo di preciso se per sua spontanea volontà o se trascinata dall’insegnante, certo è che all’istante Teresa si ritrovò in ginocchio dietro la lavagna. Come aveva potuto “osare”! Da quel giorno Teresa non si era più permessa, anche perché credo che il maestro avesse avuto un colloquio privato con il nonno di costei, che ,sicuramente a modo suo, aveva subito chiarito alla nipote quali erano i suoi confini. Pelullo Donato, l’unico maestro di cui ricordi il nome, ha accompagnato il mio passaggio in quarta e in quinta. “Questa bambina ha delle buone capacità” aveva detto verso la fine della quinta a mio nonno “anche se ci sono ancora delle inflessioni dialettali nei suoi temi scritti”. L’italiano era la nostra seconda lingua, la nostra lingua madre era il dialetto, con esso comunicavamo tra di noi sia a casa che a scuola. “E’ un vero peccato” aveva aggiunto “ che debba trasferirsi in un paese straniero di cui non conosce neanche la lingua”. E come me, anno dopo anno, parecchi bambini lasciarono, per trasferirsi altrove, quell’ingrato paese di montagna. Di tanti che abitavano il rione solo qualche anziano, e qualcuno caparbiamente attaccato alle proprie radici, è rimasto a dar lustro a quelle antiche mura. Può capitare, nei periodi estivi e nelle festività, quando la contrada sembra tornare a nuova vita, che qualche vecchio bambino di una volta si trovi a passare davanti alla vecchia scuola. Pare allora udire riecheggiare sul ballatoio il suono dei passi, le risate e le voci dei bambini durante l’intervallo:” Regina, reginella quanti passi devo fare per arrivare al tuo castello con la fede e con l’anello?…”.

Oggi è San Michele patrono di Scampitella

maggio 9, 2008

Ciao Paolo!!!

aprile 12, 2008

LE NOSTRE NOTTI AL PAESE

marzo 20, 2008

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Questa è una delle bellezze del vivere al paese…

la genuinità, oramai difficile da trovare nei centri

piu grandi.

Viva Scampitella, tutti gli scampitellesi e tutti i piccoli

centri della baronia che cercano di portare avanti il ricordo,

le tradizioni e le bellezze che ci caratterizzano.

Il Presidente.

Paese mio

febbraio 29, 2008

“Paese mio” è dedicato a tutti gli scampitellesi, vicini e lontani, che rivendicheranno, in queste contrade, una traccia della loro nobile origine.

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